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ACCORDO.IT su Marcello Zappatore

Il portale chitarristico più importante in Italia, ACCORDO.IT , parla di Marcello Zappatore e della sua esibizione a Second Hand Guitars.
Articolo Integrale


RADIO VENERE intervista a Marcello Zappatore – ottobre 2011

 

 


MARCELLO ZAPPATORE intervistato da CICCIO RICCIO – RADIAZIONI live


Intervista a Marcello Zappatore su IL CORRIERE SALENTINO

Partiamo dalle tue origini artistiche, quando hai iniziato a interessarti alla musica?
In casa dei miei c’era già una chitarra, dal momento che mio padre amava accompagnare la sua voce con la chitarra quando era giovane, ma non mi aveva mai attratto più di tanto; poi, improvvisamente, a tredici anni ebbi la fortuna di vedere in televisione il filmato dell’esibizione di Jimi Hendrix a Woodstock, e ne fui letteralmente travolto e folgorato. Proprio quel giorno decisi che ‘da grande’ avrei fatto il chitarrista, un po’ come tanti altri bambini sognano di voler fare il pompiere o l’astronauta o il calciatore. Non ho mai fatto nient’altro se non suonare, e difatti già a tredici anni cominciai a esibirmi in pubblico con un trio rock’n’roll.

Raccontaci un po’ del tuo percorso artistico.
Sono un autodidatta, ho imparato inizialmente tutto dai dischi e dai bravissimi musicisti con cui ho avuto la fortuna e l’onore di suonare. Ho studiato tantissimo, sono vent’anni che dedico tutte le mie giornate alla musica, da quando mi sveglio a quando mi corico. Nel tempo libero mi sono laureato in giurisprudenza. Poi a un certo punto ho sentito l’esigenza di confrontarmi con grandissimi musicisti e didatti, e ho seguito una serie di corsi di perfezionamento con celebri chitarristi di fama mondiale, tra cui: Frank Gambale (1997), Brett Garsed (2003), Massimo Varini (2005), Luca Colombo (2005), Pietro Nobile (2006), Paul Gilbert (2008) e Steve Vai (2009.)

Qual è il tuo pregio e il tuo peggior difetto artisticamente?
Il fatto di essere autodidatta mi ha preservato una certa freschezza e originalità nel contenuto delle mie idee musicali, e mi garantisce un approccio molto energico e irruente al modo di suonare; al tempo stesso, l’essere autodidatta mi rende non totalmente esente da alcuni errori di esecuzione e da alcune ‘ingenuità’, che mi auguro col tempo di migliorare. Il mio più grande pregio che poi è anche il più grande difetto, è che non voglio fare mai niente di allineato e di convenzionale. Suono tanta musica ‘convenzionale’ a livello ‘lavorativo’, per i vari impegni live e in studio con vari progetti musicali ‘altrui’, ma quando scrivo e suono musica mia, penso che debba piacere a me e a nessun altro e che non mi deve ricordare nessun’altra musica che ho già ascoltato.

Come nasce una tua composizione?
Scrivo musica con grande facilità, la scrivo in svariati modi, seduto al piano, o con la chitarra, o anche tutto nella mia testa senza avere strumenti sotto mano. Tecnicamente parlando più spesso le mie composizioni si generano da cellule ritmiche, anche se sono un grande amante della melodia ad ogni costo anche nei pezzi più storti. Ciò che scrivo non deve essere per forza ‘perfetto’, mi va bene anche già solo per il fatto che è una cosa mia, che è una fotografia di ciò che sono io in quel momento della mia vita.

Scrivi e suoni di più di giorno o di notte?
Dipende dai periodi, non c’è grande differenza per me tra il giorno e la notte riguardo al fatto di scrivere musica o suonarla. Ho sempre costantemente voglia di suonare. La musica ha reso la mia vita meravigliosa e totalmente priva di noia.

Hai partecipato a molti eventi di grande rilievo. Quali ricordi con soddisfazione?
Una delle soddisfazioni più grandi è stata suonare nel 2007 sul palco di Piazza San Giovanni per il Primo Maggio a Roma, con gli Après La Classe. A parte il fatto di condividere il palco con artisti immensi come Chuck Berry, l’idea di salire sul palco e avere settecentomila persone davanti a te che ti ascoltano, e tanti ancora di più che ti ascoltano in tv in diretta, è adrenalina allo stato puro.

Nel maggio 2009 esce il tuo disco solista ‘LA CILIEGINA SULLA PORTA’ (ed. Note Volanti), qual è il filo conduttore delle canzoni?Dove trovi l’ispirazione per le tue canzoni?
Il filo conduttore sono io. Ne ‘LA CILIEGINA SULLA PORTA’ non solo ho scritto tutto io, ma ho anche suonato tutti gli strumenti; ciò che unisce tutti i brani è il fatto che sono integralmente un parto della mia mente, senza condizionamenti da parte di niente e di nessuno. Non trovo mai l’ispirazione dei miei brani, strumentali, in fatti o cose reali. Compongo musica strumentale, e l’ispirazione mi nasce dalla musica stessa oppure, talvolta, dall’energia che mi trasmettono alcune persone.

A Ottobre e Novembre di quest’anno hai partecipato come attore protagonista del film su di te intitolato ‘W ZAPPATORE’ (Apnea Film, regia di Maci Verdesca), cosa puoi anticiparci?
Innanzitutto non siamo ancora molto certi riguardo alla data esatta di uscita, posso anticiparvi che ci sarà un cast con grandi attori come Sandra Milo, Guia Jelo e Monica Nappo, affiancati da attori non professionisti selezionati con grande oculatezza, e soprattutto posso presuntuosamente affermare che si tratterà di un film in cui la maggior parte dei musicisti s’identificherà. C’è tanta musica nel film, un bel po’ di tematiche religiose, l’energia dirompente del metal e del rock’n’roll, l’eterno soggetto del rapporto tra genitori e figli, ed è un film che farà ridere parecchio – non foss’altro per il fatto che l’attore protagonista (cioè il sottoscritto) è un NON-ATTORE, una persona che non sa recitare ma che è probabilmente perfetto nel fare se stesso, o meglio il ‘se stesso’ disegnato dal bravissimo regista Maci Verdesca.

Che cosa dobbiamo aspettarci in futuro?
Prevedo tanti nuovi capelli bianchi e sempre e perennemente tanta musica. Concretamente parlando, sto lavorando al mio prossimo disco, al quale parteciperanno dei sensazionali miei colleghi musicisti. Vorrei anche terminare il mio primo romanzo comico che intrapresi a scrivere tanti anni fa. E poi, un giorno, mi piacerebbe dormire otto ore…

Siamo alla conclusione, grazie per il tempo dedicatoci. A te l’ultima parola…
Grazie a Voi per la piacevolissima chiacchierata e per avermi concesso questo spazio. Non c’è amore senza musica, e viceversa.


LA CILIEGINA SULLA PORTA su Italia Di Metallo

recensione de LA CILIEGINA SULLA PORTA di Marcello Zappatore su Italia Di Metallo – by Luca Politanò
http://www.italiadimetallo.it/recensioni/2699/marcello-zappatore/la-ciliegina-sulla-porta

voto: 10/10

Eccomi qui a recensire un cd che avevo acquistato per me tempo fa, essendo io un accanito divoratore di tutto o quasi quello che il mondo chitarristico ha da offrire, non potevo non comprare il meraviglioso cd di Marcello.

Questa è la premessa, vediamo ora di capire un po’ chi è Marcello Zappatore.
Nasce a Lecce nel 1976 e a tredici anni imbraccia il nostro amatissimo strumento, comincia un percorso da autodidatta fin quando non frequenta le masterclass di alcuni dei chitarristi piu’ quotati al mondo : Gambale, Garsed, Gilbert, Vai e i nostri italianissimi e bravissimi Colombo, Varini, Nobile.

Ha suonato di tutto : rock, metal, jazz, ska ed è padrone di innumerevoli tecniche (sweep, alternate picking, tapping ad otto dita, fingerstyle…) quindi è un artista completo chitarristicamente parlando (e non, aggiungerei).

La sua influenza principale è il mai troppo compianto Frank Zappa, dal quale il buon Marcello eredita la passione per l’umorismo ed i doppi sensi (Nasi Comunicanti, Ghiro d’Italia, alcuni fra i titoli dei brani), oltre che la genialità musicale.

Ma passiamo al disco, “La Ciliegina sulla Porta” è un full leght di musica cervellotica e complicata, che però scorre bene in tutte le sue diciassette tracce, trasportando l’ascoltatore in un mondo di ritmi incalzanti, tempi dispari ed eccellenza tecnica.

Pensate a tutta la musica che potete immaginare, mischiatela ed avrete solo una parte di quello che c’è in questo cd, infatti l’axeman leccese, fonde con assoluta maestria tutto quello che ha ascoltato e suonato, comportandosi come una spugna che viene poggiata su liquidi diversi.

La “follia compositiva” non ha limiti e Zappatore ce ne dà una prova tangibile. Se siete amanti dei guitar heroes che sperimentano e mettono la tecnica al servizio della creatività questo disco fa per voi. Da comprare ad occhi chiusi e cuore e orecchie ben aperti!

Luca Politanò


Recensione su Axe de LA CILIEGINA SULLA PORTA di Marcello Zappatore


ottobre 2009 – intervista a Marcello Zappatore su CoolClub


Intervista a Marcello Zappatore

L’intervista è stata pubblicata su www.sulpalco.com

 


LA CILIEGINA SULLA PORTA

Il disco di Marcello Zappatore LA CILIEGINA SULLA PORTA viene recensito da:

WWW.SULPALCO.COM

COOLCLUB recensione scritta dal prof. Ferdinando Boero

LEVIGNEPIENE


25 maggio 2009 Intervista per la presentazione de “La ciliegina sulla porta”

Alle 22:30 il 25 maggio 2009,
Marcello Zappatore è intervistato per presentare il suo disco LA CILIEGINA SULLA PORTA in diretta su Radiofree e simultaneamente su Radio Melito e Rover Radio

Ascolta l’intervista integrale.

 


QUISALENTO (1-15 luglio 2009)

qui salento luglio 2009

 

Sul giornale QUISALENTO appare un articolo su Marcello Zappatore e

sul suo disco LA CILIEGINA SULLA PORTA

 

 

 

 

 


IL CORSIVO (anno XII n. 23 – 27 giugno 2009)

il corsivoIl giornale dedica ben due pagine a Marcello Zappatore e al suo disco LA CILIEGINA SULLA PORTA.


INTERVISTA a Marcello Zappatore pubblicata nell’ottobre del 2006

Questa intervista é stata pubblicata su http://blog.libero.it/mondobizarrohttp://www.sstt.altervista.org/http://www.salentoinlinea.it

MARCELLO ZAPPATORE: QUANDO LA CHITARRA PARLA

(Il seguente testo è ricavato da un intervista al chitarrista Marcello Zappatore prima di un suo live il 26-10-06)

”Poliedrico chitarrista nasce a Lecce nel ’76, ma si avvicina tardi alla musica, è infatti all’età di 13 anni che inizia a suonare. Ad influire per primi nel suo stile, nel suo mondo, furono i Beatles, ma l’amore incondizionato per la musica esplose in maniera prepotente e definitiva alla visione dell’esibizione del grandissimo Hendrix a Woodstock nel 1969. Più in là poi fece la sua apparizione nelle sue influenze anche un altro grandissimo della chitarra: Frank Zappa (se solo non fosse per quelle quattro lettere in più). Queste sono dunque le tre grandi influenze nella musica di Marcello che per l’appunto, come già citato in precedenza, è un chitarrista poliedrico, che grazie alla sua grande tecnica e ad un tocco personale straemotivo riesce a spaziare in un numero incredibile di generi: passa infatti dal metal (basti ricordare l’esperienza Kiss of Death), al progressive (con gli Ahriman), ma anche generi tra i più disparati (suona anche assieme agli Aprés la Classe) fino ad arrivare all’improvvisazione jazz, infatti durante la serata del 26/10/06 ne ha dato una grande dimostrazione tanto che alcuni musicisti presenti sono arrivati a commentarne con queste parole l’esibizione: “Sembra che la chitarra parli” – “E’ come se fossero due o più chitarre” o addirittura “Sembra quasi una piccola orchestra”. Marcello vive in funzione della musica e questo lo si nota con la grande passione che ci mette e trasmette a chi lo ascolta, sia su disco e ancor di più live, assolutamente straordinario, un continuo flusso di emozioni, un eruzione infinita di note che toccano profondamente chi ne subisce l’ascolto, che ne viene praticamente inondato, travolto, per non lasciarne più la mente; è uno di quei musicisti che meriterebbe le grandi platee, le grandi arene, quei 50 euro di ingresso per un live che invece vengono riservati alle oscure star del pop, misteri della musica, enigmi, sempre e comunque oscure e piccole star che non reggono il confronto con tanto talento che almeno per ora non viene ripagato con le grandi platee, ma e di questo ne siamo sicuri, viene ripagato con la passione che mette nella propria musica e cosa ancor più grande con la passione che riesce a trasmettere, è uno di quei musicisti che hanno la rara capacità di emozionare e influenzare, lui un musicista che potrebbe influenzare intere generazioni toccando le corde più profonde dell’animo umano…

…grazie Marcello…!

by MondoBizarro 27/10/06


MARCELLO ZAPPATORE: DICONO DI LUI…

Ron Thal: “Very cool! One surprise after another!”

Salvatore Russo: “ogni volta che sento questo ragazzo ho un certo senso di inquietudine.. la stessa che provi ogni volta che ascolti un musicista che suona veramente con una propria originalità, cuore ed anima… grande…”

Va inoltre ricordato che anche l’immenso Steve Vai è stato favorevolmente impressionato dalla tecnica, dal tocco e dalla capacità di improvvisazione di Marcello Zappatore; bhè insomma, questo dice tutto…!

MARCELLO ZAPPATORE: UNA CHITARRA CHE EMOZIONA

Scheda Tecnica

Mi sono ritrovato il 26 Ottobre ad assistere ad un live acustico di uno dei più grandi chitarristi italiani cioè Marcello Zappatore. In poche righe cercherò di farvi una piccola recensione tecnica sul suo modo di suonare e di interpretare la musica che ha impressionato notevolmente noi spettatori.Marcello Zappatore suonava in duo con un altro chitarrista cantante di nome Oliver; i pezzi erano canzoni di vari generi rifatte in chiave acustica con l’impronta indiscutibile dello stesso Zappatore.Sono rimasto a dir poco impressionato dal suo tocco curato, avevo ascoltato altre volte delle sue composizioni su chitarra elettrica ma dubitavo che sapesse suonare benissimo anche la chitarra acustica, infatti la maggior parte dei chitarristi rock non hanno molta simpatia verso quest’ultima perché la tecnica cambia notevolmente come cambia anche la difficoltà di esecuzione.La sua tecnica nei soli era basata su una chiara strutturazione jazz a cui si accodavano tecniche differenti tra di loro che con opportuni intermezzi risultavano di facile ascolto rendendo tutto più orecchiabile. Ecco era proprio questo il punto di forza di Marcello Zappatore; in alcune parti dei suoi soli potevamo ascoltare in maniera sopraffina la tecnica dello Shredding, cioè quella raffica di note suonate a velocità incredibili e che difficilmente hanno l’impatto giusto in melodia e in esecuzione con la chitarra acustica, facendo notare tutta la sua bravura non solo cimentandosi con la tecnica che sovrasta la melodia e l’espressività ma creando un mix tra le tre cose veramente unico e inconfondibile.Una parte molto suggestiva della serata è stato un piccolo intermezzo musicale di Zappatore che ha eseguito diversi brani jazz e diverse improvvisazioni facendo notare solo una piccolissima parte della sua infinita bravura anche come jazzista poiché le sua armonia e la sua melodia avevano un suono completo come quello di un’orchestra ma che in realtà risultava essere un’unica e inimitabile chitarra… una chitarra che trasmetteva emozioni.”

By Free Steve 27/10/06


CHITARRE (rivista mensile), Anno XVIII, n.209, Luglio 2003

“[…] Marcello Zappatore, chitarrista di Lecce, ci propone un brano inedito e una cover per l’Omaggio a George Harrison. ‘Chitarre Suite Op.1 For Fool And Orchestra’ è un brano per chitarra e orchestra registrato e composto appositamente per ‘Emergenza Chitarre’. Che dire? Al termine dei cinque minuti e rotti secondi siamo rimasti senza parole di fronte a tale lavoro. Una composizione molto articolata incentrata principalmente sulla chitarra e in parte anche sull’orchestra che nei suoi interventi è molto efficace. E’ davvero difficile riuscire a descrivere lo stile di Marcello, nessuna etichetta lo racchiude, non c’è confine alla sua fantasia e creatività, per questo motivo Zappatore è un vero zappiano! Al genio compositivo si aggiunge anche la notevole tecnica con cui esegue le varie parti di questo lavoro. L’unica pecca forse è il suono generale che non rende piena giustizia alla composizione. Per l’omaggio a George Harrison Marcello ha pensato bene di coverizzare il brano ‘Beware Of Darkness’. La sua versione è davvero singolare, ma dopo aver sentito il brano precedente ci saremmo aspettati di tutto. La cover parte con un riffone più che metal e passa con disinvoltura a sound più morbidi o più acidi, creando un calderone di sonorità che ricordano i lavori dei Mr. Bungle di Mike Patton. Tecnicamente lo stile di Marcello invece è vicino a quello di Steve Vai e Matthias Eklundh, ma è comunque molto personale, come dimostra il solo del brano: un concentrato di tecnica e creatività. Non possiamo far altro che complimentarci con questo musicista dalle mille sfaccettature.”


Kantieri.it, INTERVISTA a Marcello Zappatore pubblicata nell’aprile del 2003

Nota di Kantieri.it
Avevamo mandato una raffica di domande uguali per tutti i gruppi di Kantieri.it.
Quel ragazzaccio di Marcello, essendo l’unico single nel database, leggendo il novanta per cento di domande fatte come se fosse una band, l’ha presa sull’ironia.
Siccome la cosa ci ha fatto parecchio divertire, la pubblichiamo così com’è!

Quando e come è nato il gruppo?
Come singolo nasco il 4 maggio del 1976, per poter però assistere alle prime aggregazioni di carattere musicale concernenti il sottoscritto bisogna attendere i primi duetti voce-batteria eseguiti con il mio ginecologo di fiducia (egli alle percussioni, consistenti nello sculacciarmi, ed io alla voce, o meglio, più che alla voce, al pianto straziante caratteristico della nascita); non vi spiego come sono nato perché scadrei nel censurabile.

Qual è il significato del vostro nome?
Il significato del mio cognome mi pare non necessiti di particolari delucidazioni, per quanto riguarda il mio nome sottolineerei il fatto che esso è un diminutivo di Marco, significa dunque ‘piccolo Marco’ o se vogliamo ‘Marchino’.

Come è composta la band?
Come tutti gli esseri umani sono composto di varie parti: la testa, le gambe, le braccia, i piedi e una serie di altri accessori dei quali talvolta mi sfugge l’utilità pratica; la formazione musicale delle singoli parti del mio corpo è improntata alla più schietta autodidattica, salvo un’isolata frequentazione con il canguro australiano Frank Gambale che mi ha edotto circa una serie di nozioni fondamentali, tra le quali citerei sicuramente l’arte di sopravvivere nella giungla nutrendosi esclusivamente di foglie di eucalipto.

Cosa fate nella vita e quali sono le vostre passioni extramusicali?
Il mio lavoro consiste nel rispondere in maniera poco coerente ed illeggibile alle interviste musicali, picchiettando in maniera casuale la tastiera del mio pc per mezzo della protuberanza nasale. Ho tante passioni extramusicali, tra le quali non posso non citare la lettura (e l’uso delle doppie negazioni), ma soprattutto ho una grande passione per gli extraterrestri: non vedo l’ora che sbarchino sulla terra e mi dichiarino guerra con le loro avveniristiche pistole ad acqua.

Cosa ne pensate in generale della scena musicale salentina?
Da un lato è molto fervida, in quanto c’è una proliferazione indiscriminata di band che propongono con coraggio e determinazione i propri brani, dall’altro tende ad essere stantia a causa del fatto che i giovani fanciulli musicanti vengono scoraggiati dal creare musica propria dal fatto che si suona molto più facilmente (con le dovute conseguenze di carattere remunerativo) proponendo i soliti standard jazz delle scuole elementari oppure inventandosi cover band e tribute band che non aggiungono niente a quanto già è stato detto, anzi forse sottraggono qualcosa, se non addirittura ne eseguono la radice quadrata; inoltre non è da sottovalutare la cronica mancanza di spazi e di strutture della nostra terra.

Quali sono i vostri rapporti con le altre bands della provincia?
Faccio parte di alcune di esse, di altre non faccio parte, di alcune mi piacerebbe far parte, di tutte cerco di essere amico e di sostenerne la causa quando ravviso la presenza di passione.

Avete rapporti anche con altri artisti fuori provincia?
Decisamente sì, soprattutto nell’ambito dei Kiss Of Death (di cui faccio parte): il fatto che il raggio d’azione della band è da tempo nazionale, è stato inevitabile allargare il proprio cerchio di amicizie e collaborazioni con musicisti e gruppi di altre zone della nostra penisola.

Di cosa parlano i vostri testi?
I miei testi non parlano, io li scrivo sperando che prima o poi mi rispondano, ma fino ad ora non mi hanno degnato di una parola.

Come vi muovete per trovare spazi e date per i vostri concerti?
Io mi muovo sempre camminando, non mi piace correre, non mi piace stare seduto, devo dire però che ultimamente comincio ad appassionarmi alla danza (soprattutto mentre suono).

Quanto è importate per voi il fattore live?
E’ molto importante essere vivi, non credo che potrei rispondere dignitosamente a questa intervista se fossi morto. Il fattore live è tutto per una band emergente, solo tramite esso si può instaurare quel tambureggiare di voci e di passaparola che permettono a un gruppo di aumentare la propria fetta di notorietà.

Qual è l’ultimo cd che avete comprato o ascoltato?
In questo momento sto ascoltando As Time Goes By di Tuck & Patti.

Qual è l’ultimo concerto a cui avete assistito?
Ho visto Greg Bissonette tre giorni fa, è stato davvero impressionante e mi ha mandato in sollucchero quando ha tributato parole e note in favore di Ringo Starr.

C’è qualche album, o qualche gruppo, tra quelli emergenti, che vorreste consigliare?
Naturalmente ci tengo a segnalare i Kiss Of Death e gli Ahriman, i gruppi che propongono materiale proprio di cui faccio parte: presto verranno fuori delle novità discografiche e vi invito a restare sintonizzati (non ho la più pallida idea di dove dobbiate restare sintonizzati, però..voi provate con la radio o con il telegrafo, chissà..)

Un saluto a tutti gli amici di Kantieri.it.
Ciao ragazzi, ragazze, uomini, donne, bambini, cani, gatti, pesci e pterodattili, sostenete con i vostri click l’iniziativa Kantieri.it perché la nostra terra dal punto di vista musicale ha bisogno di qualcuno che tenti, come Kantieri sta facendo, l’aggregazione e non la disgregazione.


Metallus.it Web’zine, Giugno 2002

“[…] una prova di notevole caratura tecnica, come l’assolo di Marcello nel break centrale (molto bello e particolare) pregevole per fattura ed ispirazione”


Diabolical Web’zine, Giugno 2002

“[…] una rapidità di esecuzione davvero invidiabile che mette in mostra la grande capacità tecnica dei quattro componenti, specialmente quella di Marcello, il chitarrista solista, che verso la fine del pezzo si lancia in un ottimo solo”


HMP.IT Web’zine (febbraio 2005):

“[…] Zappatore è un chitarrista affermato che in questo album mette in mostra tutta la sua capacità, composta non solo di tecnica, ma anche di idee intelligenti e sicuramente particolari. […]”


ROCK HARD magazine (novembre 2004)

“[…] Convince invece il raffinato guitar work di Marcello Zappatore, axeman capace di cesellare pregevoli soli anche in questo contesto non proprio adatto ad un virtuoso. […]”


WILDEZINE.IT Web’zine (novembre 2004)

“[…] in particolar modo nelle parti più strettamente solistiche influenzate, in questa nuova release, dalla presenza di Marcello Zappatore, un chitarrista tecnico riconosciuto tra i migliori a livello nazionale. I virtuosismi del nuovo entrato hanno sicuramente contribuito ad arricchire la proposta di Kiss Of Death […]”

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